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Lo “ius soli sportivo” diventa legge. Dopo il via libera della Camera, avvenuto lo scorso aprile, anche l’aula del Senato, con 215 sì, 6 no e 2 astenuti, ha approvato il provvedimento che permetterà il tesseramento di minori stranieri residenti in Italia (almeno da quando hanno compiuto 10 anni) nelle società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, alle discipline associate o agli enti di promozione sportiva.

 

In questo modo, chi frequenta un'attività sportiva, ma non è ''italiano'', non subirà alcuno stop nel passaggio dall'attività di base a quella agonistica. Il diritto non si fermerà poi ai 18 anni, ma al completamento delle pratiche per la l'acquisizione della cittadinanza.

 

L’approvazione della nuova legge rappresenta un ulteriore passo avanti per favorire l’integrazione sociale della popolazione straniera attraverso lo sport, contrastando, in questo modo, le forme di intolleranza e di discriminazione razziale. Il CONI, da sempre attento a queste problematiche ed alla diffusione dei valori dello sport, già a fine 2013 aveva posto le basi per perseguimento di tali obiettivi, siglando un accordo di programma – dal titolo “Sport e integrazione: la vittoria più bella” - con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per la promozione delle politiche di integrazione nello sport.

 

Grande soddisfazione per l’approvazione dello “ius soli sportivo” è stata espressa dal Presidente del Comitato regionale del CONI del Friuli Venezia Giulia, on Giorgio Brandolin, perché “favorire l’attività sportiva fra i giovani, di qualunque razza o cultura essi siano, è indubbiamente uno dei punti cardine della nostra società perché lo sport può essere un formidabile strumento educativo, formativo e di aggregazione. Lo sport è capace di guardare oltre le differenze e può rappresentare, al pari della scuola, un luogo di crescita e di inclusione sociale”.